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Elia La Gamma.
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31 Marzo 2025 alle 19:06 #3013
Giorgio Massobrio
PartecipanteSottopongo questo articolo del Corriere, per riflessione:
“Matematica, alle elementari servirebbe una disciplina più leggera e più lenta per non aumentare i divari
di Daniele Gouthier*
Il dibattitto sulle nuove indicazioni nazionali: la matematica rischia di essere al servizio dell’informatica. E alle medie in coabitazione con il prof di tecnologia*Docente di Comunicazione della matematica e della fisica alla Sissa di Trieste, autore di «Matematica fuori dalle regole»
Riceviamo e volentieri pubblichiamoMartedì 11 marzo scorso, la commissione voluta dal ministro dell’Istruzione e del Merito rende pubblica la bozza delle «Nuove Indicazioni 2025. Scuola dell’infanzia e Primo ciclo di istruzione» con l’indicazione esplicita «Materiali per il dibattito pubblico». Chi, come me, lavora da oltre vent’anni con la scuola, e per la scuola, le legge nella speranza di individuare visioni e linee di tensione che possano dare vitalità all’apprendimento nel futuro prossimo. Io l’ho fatto prestando attenzione alla matematica sulla quale lavoro con gli insegnanti del primo ciclo. La prima evidenza che ho tratto è che esistono due scuole e due matematiche insegnate in esse.
Nella prima, quella che frequento formando insegnanti e incontrando studentesse e studenti, c’è una prepotente emergenza che investe gran parte delle persone che arrivano, alla fine del percorso scolastico, a superare sì l’esame di Stato ma a farlo con un bagaglio matematico esiguo. Tanti, troppi, studenti e studentesse, non arrivano a competenze che diano loro una chiave di lettura di molti dei fenomeni che oggi animano le nostre società (dalle crisi climatiche ai vaccini, giusto per esemplificare); né maturano la capacità di gestire in autonomia situazioni quantitative elementari (dalle percentuali agli ordini di grandezza). In questa scuola molti studenti non imparano le tabelline, non sanno come passare da una misura di grandezza a un’altra, hanno difficoltà a usare la memoria per trattenere conoscenze, non gestiscono lo spazio della pagina bianca e hanno importanti limiti nella comprensione del testo di un problema. Questa scuola ha bisogno di essere più leggera – meno contenuti matematici e meno alunni per classe – e più lenta, per affrontare quei contenuti non solo con le lenti del calcolo e delle «regole» ma in molti modi diversi: dalla teoria agli esercizi, dal problem solving al laboratorio matematico, dal gioco alle letture e molto altro.
La matematica ancella dell’informatica
Poi c’è la seconda scuola, quella che si legge in filigrana in questa bozza delle «Nuove Indicazioni 2025». La matematica ha un profondo valore culturale (è, soprattutto nel nostro Mediterraneo, una delle importanti radici culturali dell’Europa) e ha un ruolo di palestra del pensiero; senso e ruolo che già oggi sono compressi da un eccesso di procedure e di definizioni. Tutto questo però nella bozza viene compresso a favore di una visione ancillare al servizio delle discipline scientifiche-tecnologiche: a imporcelo, ci viene fatto capire dalla commissione, è l’accelerazione con cui prendono piede le Intelligenze artificiali. Di conseguenza la matematica, nel primo ciclo, deve servire dell’informatica alla quale cede, a occhio e croce, un terzo del proprio spazio, del proprio tempo e delle attenzioni di insegnanti e studenti. Siamo certi che sviluppiamo una mentalità più consapevole di che cosa siano e come si maneggino le Intelligenze Artificiali facendo più informatica? Non è invece il caso di dare più spazio al pensiero autonomo? E di far crescere la capacità di ragionare in modo logico e deduttivo?Alleggerire la pressione
E’ una scuola, questa seconda, che conserva tutti e soli i traguardi e gli obiettivi delle Indicazioni vigenti, con l’unica aggiunta del «discutere come la matematica si sia sviluppata in relazione alle diverse culture e civiltà» e «riconoscerne il ruolo centrale nella società moderna, nelle scienze, nella tecnologia e nella vita quotidiana». Traguardo, ai miei occhi, tanto ambizioso quanto vago e, ragionevolmente, ben al di là delle reali possibilità della gran parte degli studenti del primo ciclo di oggi. Frequentando la prima scuola, quella che deve far fronte a tante e diffuse debolezze nell’apprendimento, mi sarei aspettato che le «Nuove Indicazioni 2025» si proponessero, per la matematica, di circoscrivere e limitare i traguardi e gli obiettivi delle Indicazioni vigenti, per alleggerire la pressione che molti insegnanti sentono; per dare la possibilità di rallentare a un insegnamento che invece oggi «non deve perdere tempo» e corre lasciando indietro troppi; per lasciare spazio alla molteplicità di sguardi dei quali una matematica che vuole far crescere un pensiero autonomo ha bisogno.
Non è così. Anzi. Agli obiettivi specifici (numeri, spazio e figure, relazioni e funzioni, dati e previsioni), si aggiungono quelli per l’informatica. Domani, allora, gli insegnanti dovranno fare di più, verosimilmente con lo stesso numero di ore settimanali e, da soli e in base alla loro buona volontà, dovranno darsi una nuova formazione che li sostenga nell’insegnamento dell’informatica al quale oggi non sono preparati. E questo non potrà che portare a una divaricazione sempre maggiore tra i pochi studenti e studentesse che stanno al passo e i molti, troppi, che si fermano.
Matematica o tecnologia?
Nella scuola secondaria di primo grado, poi, l’insegnamento dell’informatica viene delineato in condominio tra il docente di Matematica e il docente di Tecnologia, ciascuno con i propri obiettivi dettagliatamente articolati: l’armonizzazione tra questi due insegnamenti non potrà che essere dispendiosa e fonte di confusione. Invece della leggerezza e della lentezza di cui tanto avrebbe bisogno la scuola, con queste Indicazioni insegnanti e studenti dovranno sopportare ancora più peso e subiranno una ancora maggiore spinta ad accelerare. E di questo la scuola non ha proprio bisogno.”-
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Giorgio Massobrio.
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31 Marzo 2025 alle 22:02 #3015
Elia La Gamma
PartecipanteConcordo sul fatto che per dare maggiore spazio a informatica non bisognerebbe sottrarlo a matematica.
Non ho chiaro invece in che senso l’autore dell’articolo intenda quel suo alleggerire i contenuti di matematica (avrei comunque bisogno di verificare se e com’è cambiato il numero di ore di matematica insegnata ai tempi in cui andavo alle elementari io – anni 2000 – rispetto ad oggi e il quantitativo dei contenuti; …negli anni 2000 sarebbero occorse più ore di matematica come mi pare di intuire anche adesso leggendo l’articolo).
Anche alle medie e alle superiori occorrerebbero più ore di matematica e a tal proposito:
con la riforma dell’istruzione proposta nel documento unitario del Partito Liberaldemocratico, attraverso la quale si va a modificare fortemente le scuole superiori (tra anno di orientamento e riduzione di un anno del ciclo scolastico, le superiori dureranno infatti solo 3 anni effettivi) spero che non si vada ad intaccare il numero di ore dedicate a matematica e alle scienze più in generale…Insomma nel complesso dei 3 anni di attività laboratoriali in luogo delle medie più l’anno di orientamento più i tre anni di superiori mi auguro che il quantitativo di ore dedicate a matematica sia superiore a quello presente nel sistema scolastico italiano vigente e non certamente inferiore (comunque molto interessante la riforma proposta dal PLD, tanti spunti di riflessione, sulla carta pare migliorativa, anche se non di semplice attuazione ma credo molto nel detto “solo la ricerca dell’impossibile può condurci a ciò che è realizzabile!” – cit.).
Concludo ritornando all’articolo o meglio a tutti gli interventi dell’attuale Ministro in questi anni:
speriamo che in futuro i Ministri dell’Istruzione abbiano massimo circa 50 anni e siano laureati in materie STEM, piuttosto che in Giurisprudenza..
così da incominciare a dare pari dignità alle materie STEM in confronto alle materie umanistiche.-
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