@andreagiova
Interessi
Risposte nei forum create
-
AutorePost
-
-
10 Gennaio 2025 alle 9:54 #2960
Andrea Giovannelli
PartecipanteBuongiorno Cristiano, ti ringrazio per l’inoltro e ringrazio Paolo per l’importante contributo sul tema.
Premesso che ritengo assolutamente irrealistica, se non in tempi lunghissimi, la costituzione di una Difesa europea indipendente dai governi nazionali e di “consistenza pari alla somma delle Forze Armate nazionali” chiedo a Paolo alcuni chiarimenti.
Ho letto più volte il documento ma non mi è chiaro quale sarebbe nella visione di Paolo il rapporto della Difesa europea con la NATO. Credo che un esempio concreto possa aiutare a chiarire. Ipotizziamo una situazione in cui è costituita una Difesa europea, almeno di un sottogruppo di paesi della UE, e ipotizziamo due scenari molto vicini a noi.
Primo scenario. La Russia attacca militarmente l’Ucraina (cosa in effetti avvenuta), quindi un paese extra UE. Nella visione di Paolo come si sviluppa l’interlocuzione Difesa UE e NATO?
Secondo scenario. La Russia attacca militarmente la Polonia, quindi un paese UE. Anche in questo caso, come si svilupperebbe l’interlocuzione Difesa UE-NATO, considerando che la Polonia non solo è un paese UE ma NATO?
In generale, credo che nel nostro eventuale position paper sul tema si debba esplicitare il perché noi auspichiamo una Difesa europea, o comunque un suo rafforzamento. Nell’ultima video-call Paolo ha dato una sua motivazione che però manca, mi pare, nel documento che ha preparato.
Avrei altre osservazioni ma al momento ho bisogno di capire bene come si svilupperebbe il rapporto UE-NATO, proprio da un punto di vista operativo.
Grazie a tutti e a presto.
-
7 Gennaio 2025 alle 23:34 #2951
Andrea Giovannelli
Partecipante“…Il mio timore e’ che mettiamo troppa carne al fuoco a volte in modo un po’ ideologico o troppo dettagliato rischiando di perdere di vista l’obiettivo, ovvero far ri-decollare il nostro sistema formativo con ( per iniziare) pochi colpi ben assestati…”..
Concordo assolutamente.
-
7 Gennaio 2025 alle 9:44 #2949
Andrea Giovannelli
PartecipanteBuongiorno a tutti.
Concordo con Enrico che la proposta di Annalia sul reclutamento dei docenti è molto sensata. Aggiungerei che in fase di preselezione andrebbe in qualche modo valutata anche la motivazione del candidato. Detto questo, prendo lo spunto per una riflessione più generale sul piano di lavoro. Non punterei a una riforma complessiva della scuola, perché sarebbe da una parte un approccio irrealistico, dall’altro probabilmente sbagliato. Se noi riuscissimo a elaborare una proposta intelligente su: reclutamento, riforma dei cicli, aspetti specifici dei curricula e taglio della burocrazia avremmo fatto già qualcosa di enorme secondo me.
In tutto questo dobbiamo tenere presente che c’è una cosa che si chiama PNRR. Dal mio punto di vista un piano idiota, più per come è stato pensato che per le risorse coinvolte. Ma perché dico teniamo presente il PNRR? Perché nel corso del lavoro dovremmo sempre chiederci se quello che andiamo a discutere già è trattato nel PNRR e come. Per evitare quindi un domani di sentirci dire, faccio un esempio, che sul digitale c’è già il PNRR che se ne occupa. Che sull’edilizia scolastica c’è già il PNRR che se ne occupa. E così via.
Poi c’è un altro aspetto ancora da tenere presente, in qualche modo anche questo legato al PNRR. Le risorse richieste dagli interventi proposti. Anche qui, dobbiamo evitare di fare proposte irrealistiche da un punto di vista di sostenibilità finanziaria. In un contesto dove, solo per fare un esempio, si prevede per i prossimi anni un aumento delle spese per la Difesa.
Lavoro difficile quindi ma proprio perché è difficile la politica negli ultimi anni ha scelto la via degli slogan perdendo credibilità.
Grazie a tutti e a presto.
-
2 Gennaio 2025 alle 10:19 #2935
Andrea Giovannelli
PartecipanteBuongiorno a tutti e buon anno.
Sul tema in oggetto mi sembra interessante quanto propone Stefania Marchetti su Micromega, quinto numero del 2019 dedicato interamente alla scuola, dal titolo “Almanacco della scuola”.
“…estendere la scuola elementare fino agli 11 anni di età e rendere gli ultimi due anni di scuola media (dove nascono i bulletti, che si sentono i “grandi”), i primi due della scuola superiore, in modo che si trovino a essere i più piccoli fra i grandi. Sarebbe preferibile organizzare questa nuova scuola superiore, che inizierebbe dunque a 12 anni, non per classi ma per corsi personalizzati (secondo il modello anglosassone che prevede poi a 16 anni degli esami nazionali): ci sarebbero materie obbligatorie e materie facoltative. Questo modello presenta diversi vantaggi e avrebbe diverse ricadute positive:
1) con un percorso personalizzato gli studenti potrebbero essere “bocciati” in una materia, ma andare avanti nelle altre, con la possibilità di ripetere solo l’annualità della materia obbligatoria e di sostituire le materie facoltative da un anno all’altro..
2) il modello a materie facoltative creerebbe scuole meno omologate e stereotipate, evitando la ghettizzazione di alcuni istituti: oggi molti non scelgono gli istituti tecnici perché sono malvisti dal punto di vista sociale ma le materie che vi si insegnano sono potenzialmente interessanti per molti studenti, allo stesso tempo al liceo vanno spesso persone che non ne hanno le capacità ma vogliono evitare un contesto sociale degradato..
3) si avrebbe una scuola strutturalmente più dinamica ed efficace perché i ragazzi cambierebbero aula a fine lezione, prendendosi una pausa ad ogni cambio d’ora (molto importante , in una generazione che è sempre meno capace di concentrarsi per lunghi periodi); di conseguenza ogni aula sarebbe «dedicata» a una materia, con tutti gli strumenti che servono a quell’insegnamento (i laboratori di arte coi materiali necessari, le aule di lingue straniere con i supporti audiovisivi, mappe e dizionari per l’italiano , geografia e storia e così via).
Certo, questo eliminerebbe la classe, che è il luogo che crea comunità: ma oggi è ancora così? Di fatto, nelle classi di oggi io vedo solo regnare la maleducazione di piccoli bulli..”
In questo estratto ci sono delle indicazioni alcune delle quali sono state già in parte espresse in interventi precedenti e sulle quali è opportuno continuare a riflettere.
Per quanto riguarda la riduzione di un anno dell’intero ciclo di studi, sono contrario. Non vedo come, ceteris paribus, questo possa dare un valore aggiunto. Al momento, un anno in meno significa ancor meno preparazione dei giovani, ancor più analfabetismo. Allo stesso tempo non allungherei l’obbligo scolastico a 18 anni perché ci sono molti giovani che semplicemente non vogliono studiare (Su questo segnalo l’intervento di Paolo Ferratini https://www.rivistailmulino.it/a/sull-obbligo-scolastico). Sono d’accordo invece nel non anticipare l’entrata a scuola.
Giustamente si invita a guardare le best practice in campo internazionale. In Finlandia, che ha uno dei migliori sistemi scolastici del mondo, la scuola inizia a sette anni. A 16 anni i giovani possono decidere se proseguire gli studi oppure no. Se decidono di farlo hanno due opzioni: il liceo, che prepara agli studi accademici, e la scuola professionale, che offre delle competenze in un certo mestiere e dà la possibilità di continuare con la scuola universitaria professionale.
Mi fermo qui per ora. Grazie a tutti e a presto per ulteriori riflessioni.
-
25 Novembre 2024 alle 10:26 #2819
Andrea Giovannelli
PartecipanteBuongiorno, sul Rapporto Draghi segnalo il seguente evento:
Cordiali saluti.
-
20 Novembre 2024 alle 23:30 #2789
Andrea Giovannelli
PartecipanteVeramente un ottimo spunto, grazie. Che ha punti di connessione, mi pare, con l’intervento di Marco Tiberi. Semplificando al massimo, dovremmo pensare a come “creare”, nel medio-lungo periodo, il popolo europeo.
-
-
AutorePost