
@manuelaarata
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8 Gennaio 2025 alle 9:56 #2952
Manuela Arata
PartecipanteSono molto d’accordo con te. Ho proposto, per l’esperienza maturata in 12 anni di conduzione del Festival della Scienza a Genova che ha ottenuto risultati straordinari in termini di attrazione dei ragazzi verso le materie STEAM, di integrare la troppo teorica formazione delle scuole medie con un tempo pieno in gran parte dedicato ad attività sperimentali di laboratorio, che consentano ai ragazzi di testare le proprie attitudini e capacità e quindi cominciare a scegliere in quella fase il percorso di formazione più adatto per il loro futuro. L’orientamento fatto al liceo infatti serve solo per chi vuole proseguire con l’Università, ma gli altri?
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28 Dicembre 2024 alle 12:49 #2932
Manuela Arata
PartecipanteE’ il motivo per cui i tentativi fatti anni fa sono naufragati… Gli Universitari per la maggior parte sono contrari ad assumere qualsivoglia responsabilità. Pensare poi di affrontare la libertà li terrorizza… Per questo ho suggerito a Luigi di proporre la trasformazione per le Università e gli Enti di Ricerca, attuandola gradualmente con un accompagnamento molto attento e mirato…
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28 Dicembre 2024 alle 12:46 #2931
Manuela Arata
PartecipanteSecondo me quello delle classi pollaio è l’ultimo dei nostri problemi, visto che con la rapidissima decrescita della popolazione infantile ci troveremo a gestire il problema opposto, e cioè di scuole dove ci sono più insegnanti che studenti…
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22 Dicembre 2024 alle 8:34 #2918
Manuela Arata
PartecipanteCosì come testimoniato dagli incrementi registrati a suo tempo (in particolare negli anni 2008-2015) nelle iscrizioni alle Facoltà scientifiche grazie al Festival della Scienza a Genova.
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22 Dicembre 2024 alle 8:32 #2917
Manuela Arata
PartecipanteConcordo. A quell’età (attuali scuole medie) è acclarato che i ragazzi sono indeboliti dai cambiamenti legati alla crescita, quindi invece di riempirli di concetti astratti si dovrebbe puntare ad un insegnamento molto coinvolgente che contenga tanta attività laboratoriale, non solo nelle materie tipicamente sperimentali come quelle scientifiche. L’attuazione di un tempo pieno che comprenda attività applicative dei concetti impartiti (oltre ad ore dedicate allo sport e alle arti) consentirebbe inoltre ai ragazzi di mettersi alla prova, scoprendo le proprie vocazioni e capacità nei vari ambiti. Questo aiuterebbe anche a fare scelte di scuole superiori più adatte alle proprie attitudini aprendo all’autodeterminazione verso l’alta formazione e/o il lavoro. La mia convinzione nasce dai decenni dedicati al coinvolgimento dei ragazzi nella sperimentazione scientifica che hanno registrato enorme successo di partecipazione e di apprezzamento.
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20 Dicembre 2024 alle 13:08 #2906
Manuela Arata
PartecipanteGrazie a tutti. Come ho accennato anche in riunione mi sono inserita in questo gruppo perché, forte dell’esperienza del Festival della Scienza, mi sono convinta che l’orientamento che viene fatto negli anni del liceo sia tardivo (e riguarda in realtà solo coloro che vogliono proseguire con l’alta formazione). Invececredo si debba investire durante le scuole medie, età nella quale i ragazzi sono in subbuglio per i cambiamenti fisici e psichici che stanno subendo. Non sono l’unica a dire che le scuole medie sono il buco nero dell’istruzione in Italia. E in effetti se ci pensate i ragazzini passano dall’imparare “giocando” o comunque in maniera leggera e concreta, alla totale teorizzazione delle nozioni alle medie. Propongo quindi che alle medie, attraverso un tempo pieno, si integri la formazione teorica con sperimentazioni pratiche in tutti i settori: non solo matematica e scienze, ma anche lingue, storia e argomenti non scientifici possono infatti essere resi gradevoli ed entusiasmanti se trasformati in attività laboratoriali. In questo modo inoltre si aiutano i ragazzi a scoprire le proprie attitudini e vocazioni, mettendoli quindi in condizione di applicare i propri talenti e di imboccare la strada che vogliono seguire (non quella dettata dalle famiglie tout court). Naturalmente sono andata a guardare i due sistemi migliori al Mondo, quello finlandese e quello coreano focalizzato su STEAM – Science, Technology, Engineering, Arts & Mathematics, che dà grandissimi risultati. Con una nota di rammarico: siamo il Paese di Maria Montessori e da decenni non riusciamo ad avere una buona idea sul tema cruciale del Paese, che è l’Educazione. Perché non siamo riusciti a farne un tema di tutti i cittadini e chiunque abbia toccato l’argomento ne è rimasto folgorato, dal grande Luigi Berlinguer a Renzi con la buona scuola che in fondo era il progetto di Berlinguer, che si è schiantato sul tema della valutazione… bisogna essere molto forti!
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18 Dicembre 2024 alle 18:12 #2900
Manuela Arata
PartecipanteConcordo al 200% e sottolineo l’importanza di mettere insieme anche gli Enti di Ricerca, che ne hanno ancora più bisogno perché fanno molto sviluppo tecnologico e interagiscono con il sistema delle imprese e dei servizi continuativamente (e oggi hanno ancora meno autonomia delle Università). Se c’è bisogno di lavorarci sono pronta con consapevolezza di dove bisogna puntare precisamente.
Sono anche d’accordo sull’abolizione del titolo di studio. Non sono laureata (ho studiato lingue al Liceo e la mia carriera è nata dal fatto che ero l’unica “burocrate” in grado di trattare a livello internazionale, per esempio per i Programmi Quadro UE. Quando ero DG dell’Istituto Nazionale per la Fisica della Materia ho introdotto molte innovazioni grazie ad un rapporto costante con il Ministero del Tesoro e ad un sistema di contabilità trasparente che ispirava la loro fiducia. Quando Moratti fece l’idiozia di accorpare INFM al CNR qualcuno parlava di farmi fare il DG al CNR e portare queste innovazioni nel più grande ente di ricerca italiano, ma non essendo laureata fui dirottata da fare il Technology Transfer Officer. A Direttore Generale fu nominato un Geografo (si udite bene geografo), lui sì laureato, ma penso non avesse mai visto un bilancio in vita sua. Avessero fatto una call per professionalità me la sarei almeno giocata con professionisti come me.
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9 Novembre 2024 alle 17:24 #2704
Manuela Arata
PartecipanteSempre a proposito di identità un secondo suggerimento semplice semplice: i ricercatori dei Paesi europei dovrebbero essere caldamente invitati a firmare i loro lavori aggiungendo alla fine delle credenziali, EU
così fanno gli Statunitensi, i Canadesi, eccetera
Oggi la Commissione chiede di indicare che il progetto è stato finanziato dalla CE, ma non è la stessa cosa, non è identità. Invece se mi firmassi
M.Arata, National Institute for the Physics of Matter, Genoa, Italy, EU
entrerebbe immediatamente nelle statistiche, e l’Europa risulterebbe first producer anche prima della Cina, secondo me, creando senso di appartenenza e orgoglio nei ricercatori europei
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9 Novembre 2024 alle 17:20 #2703
Manuela Arata
PartecipanteCredo che per arrivare all’integrazione europea sia opportuna innanzitutto una condivisione delle best practices, individuando il Paese o i Paesi che hanno il miglior sistema in un certo settore (partirei dal fisco) che gli officer di quel Paese vengono a spiegare ai colleghi mentre si predispone l’infrastruttura da utilizzare. In questo modo si avrebbe anche una connessione diretta tra colleghi europei che nella mia vita professionale ho verificato essere la best practice assoluta
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23 Dicembre 2024 alle 0:04 #2921
Manuela Arata
PartecipanteGrazie, ci ritrovo molti dei miei pensieri. Emerge infatti la proposta, attraverso il tempo pieno, di far esprimere i ragazzi in forme laboratoriali dove possono scoprire le proprie attitudini e capacità. Naturalmente non limitatamente all’arte, alla creatività e alle materie umanistiche. Questo Paese ha un bisogno estremo di tecnici, quindi utile sarebbe la sperimentazione anche in campo scientifico e tecnologico, per permettere ai ragazzi di scoprire materie considerate ostiche e invece molto appassionanti.
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9 Dicembre 2024 alle 0:19 #2872
Manuela Arata
PartecipanteAbbiamo fatto (un gruppo di colleghi) una cosa importante: EARMA (associazione dei manager della ricerca) scambi di staff per far collaborare nei progetti di ricerca anche gli amministrativi, che così hanno partecipato sia alla stesura delle proposte che alla gestione dei progetti approvati, superando il muro che divideva da sempre in tutti i Paesi la ricerca dall’amministrazione
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9 Dicembre 2024 alle 0:17 #2871
Manuela Arata
PartecipantePenso che non ci hanno messo certamente un commissario importante. Parlano, ma poi quello che conta sono altri argomenti. Invece parlare con i ricercatori sarebbe utile, bisogna partire dal basso.
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